Dopo una lunga pausa è arrivato il momento di ricominciare a scrivere. Fondamentalmente ci sono due tipi di blog, quelli tematici e quelli personali; questi ultimi classificati anche come diari online. Visto che io faccio sempre le cose a modo mio, questo blog sarà una via di mezzo tra il personale e il tematico

Dopo una lunga pausa è arrivato il momento di ricominciare a scrivere. Fondamentalmente ci sono due tipi di blog, quelli tematici e quelli personali; questi ultimi classificati anche come diari online. Visto che io faccio sempre le cose a modo mio, questo blog sarà una via di mezzo tra il personale e il tematico; il mio blog sarà il primo blog persomatico. La volontà è quella di riportare, anche quotidianamente, qualcosa che durante la giornata mi ha colpito particolarmente; soprattutto nell'ambito lavorativo o comunque relativo al mondo dell'informatica e d'intorni. Fatta questa premessa.

Sono in albergo, ad Ancona, sono arrivato da poco e le mie difficoltà a prendere sonno si fanno sentire; come facciano a farsi sentire delle difficoltà, è una questione tutta da valutare. Venendo a qualcosa di concreto.
Anche io una volta avevo il TomTom; lo usavo spesso, soprattutto quando mi trovavo a lavorare in città come Roma, ma di fondo lo usavo ogni volta che mi spostavo in un posto che non conoscevo. Difficilmente si potrebbe obiettare che sia una cosa molto utile.
Un giorno però me lo rubarono. Esattamente dopo 6 mesi che mi ero trasfrerito a Milano. Nei sei mesi precedenti, ovviamente, per spostarmi in città accendevo sempre l'amato Tommaso. Io gli dicevo dove andare e lui mi ci portava. Dopo la fregatura, ho deciso di non ricomprarlo, penso più per pigrizia che per altro e ho cominciato a girare per Milano "a naso". Bene, nei sei mesi successivi ho imparato a girare la città come se fossi veramente un milanese e la cosa mi ha stupito e continua a stupirmi ogni volta che affronto un viaggio senza un aiuto esterno, come è capitato oggi, perché mi accorgo, per esempio, di come riesca a ricordarmi tutte le strade che ho fatto almeno una volta o di come assimilo molte più informazioni.

Il problema è che l'uso della tecnologia toglie a noi il compito di fare quella cosa per la quale l'oggetto tecnologico è preposto. Basta pensare a quanti numeri telefonici una volta si conoscevano a memoria e quanti invece se ne conoscono oggi. Per tornare al caso specifico, nel momento in cui usiamo un navigatore noi seguiamo quello che il navigatore ci dice, quindi non usiamo le nostre capacità per arrivare a una destinazione, le usiamo per seguire il navigatore che ci sta indicando la strada. Diventiamo bravissimi a guidare guardando uno schermo non a imparare le strade; questo perché l'oggetto della nostra attenzione è lo schermo, è lui che ci guida. Da quando non lo uso più il mio senso dell'orientamento è migliorato ulteriormente e ho imparato molte strade nuove. Poi quando ci si perde o non si trova la meta, si chiede a qualcuno! Anche se, come è risaputo, agli uomini non piace chiedere indicazioni stradali :) (forse il navigatore l'hanno inventato proprio per evitare che l'uomo perdesse la sua mascolinità davanti ad un altro essere umano).

Tutto questo non per dire che la tecnologia non sia utile, anzi! Altrimenti sarebbe un paradosso per il mestiere che faccio. Però credo che non sia utile appoggiarcisi completamente altrimenti si perdono determinate capacità. Il cervello deve essere allenato. Quello che sto imparando a fare, forzandomi a volte, è chiedermi: posso fare questa operazione senza usare un mezzo tecnologico? Se la risposta è si (pensando anche allo sforzo da fare con o senza!) preferisco farla in stile milleeottocento. Anche perché oltre a tutto il discorso sul gusto e le sensazioni che si provano nel fare certe cose direttamente, c'è da dire che ormai sono dipendente da molta tecnologia e modernità, per esempio per me stare senza la connessione è inconcepibile! Quindi in qualche modo devo pur bilanciare.

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Dal Blog di Tirasa
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